Paura e delirio all’Atahotel Executive

Paura e delirio all’Atahotel Executive
2 Settembre 2015 Johnny

Se arrivate all’Atahotel Executive subito dopo pranzo dell’ultimo giorno di calciomercato troverete già, fuori dall’ingresso principale dell’hotel, diversi addetti ai lavori che parlano tra loro. Camicie bianche, pantaloni con il risvolto alto sopra la caviglia e mocassini in pelle. Mani che si stringono. Pacche sulle spalle. Sorrisi compiaciuti. Potete entrare senza problemi nella hall. In uno spazio molto ampio numerosi divanetti permettono a procuratori, dirigenti e giornalisti di riposarsi in pace dopo le fatiche dei contratti. Sulla sinistra c’è un bar dove alcuni di loro prendono il caffè. Di fronte una scalinata che scende verso qualche sala asettica dove si organizzano i convegni. Se vi guardate intorno noterete una famiglia africana di sei componenti con i tipici vestiti colorati che sta parlando alla reception con un dipendente dell’albergo, forse per accomodarsi in una delle camere. Poco distante Massimo Taibi scherza con persone che sicuramente non conoscete. Fabio Galante, abbronzatissimo e in gran forma, ha una battuta buona per chiunque incontri. Tutti lo fermano. Tutti lo vogliono. Mani che si stringono. Pacche sulle spalle. Si respira un clima gioviale e spensierato, da gita scolastica. 

Potreste entrare e uscire dalla hall dell’hotel almeno una decina di volte, nell’attesa che succeda qualcosa. Ma non succederà nulla. Dirigenti, procuratori, intermediari, prestanome, giornalisti rimangono lì a chiacchierare come vecchi amici che non si vedono da tempo. Un tizio pelato, in giacca e cravatta, è al telefono: “Il Sassuolo ha detto no. Capito? Ha detto no”. Si allontana  per non farsi sentire da orecchie indiscrete. Un altro si lamenta con un collega perché “i documenti non sono ancora arrivati”. Un altro ancora con enfasi annuncia: “Ha preso un aereo privato”. Quest’ultima frase potrebbe accendere la vostra fantasia. Chi sarà? Witsel? Nasri? Ibra? O qualcun altro? Nessuno pronuncia mai il nome del giocatore in questione, ma tutti sembrano sapere di chi si sta parlando. Questi discorsi rubati possono far pensare che forse la tensione stia aumentando. Le trattative si stanno infittendo. E invece no, la scampagnata continua. Mani che si stringono. Pacche sulle spalle. Alcuni gustano dei coni gelato presi nella gelateria lì a fianco, una delle migliori di Milano, dicono.

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All’improvviso un uomo molto robusto, non tanto alto e dalla gambe ricurve si fa largo tra la selva di camicie bianche. Potreste riconoscerlo: è Massimo Crippa, ed è davvero grosso. Difficile credere che sia stato un atleta, pochi anni fa. Subito viene accerchiato. Anche lui scherza con chiunque. Prende in giro un tizio per l’abbigliamento elegante. Uno scherzo curioso dato che Crippa è vestito praticamente allo stesso modo. Ma tutti ridono lo stesso. Probabilmente nella grande famiglia del calcio un ex calciatore ha diritto di presa per il culo a prescindere, nei confronti di chi calciatore non lo è stato.

Per arrivare all’ingresso adibito appositamente per il calciomercato si deve girare l’angolo. Si trova a sinistra, nella via laterale. Non potete sbagliarvi perché sopra le porte di accesso giganteggia una scritta enorme: CALCIOMERCATO. Per entrare nella prima stanza non ci vogliono accrediti particolari. Sulla destra ci sono le telecamere delle televisioni puntate su un fondale di cartone con tutti gli sponsor. A fianco uno schermo che trasmette in tempo reale tutte le trattative concluse. Sulla sinistra si apre una stanza con una luce soffusa con altri divanetti. Su indicazione di una hostess potete procedere fino alla saletta nella quale si distribuiscono gli accrediti che servono ad accedere all’area esclusiva, quella dove ci sono gli stand delle società e dove avviene la parte burocratica delle compravendite. In coda per il pass c’è Paolo Bargiggia. Lo si riconosce dalla barba sempre più folta. Il giornalista di Mediaset polemizza con l’addetto agli accrediti. L’addetto sostiene con voce ferma: “Non posso fare niente se la procedura è questa. Sono pagato per farla rispettare, non per discutere con lei”. Bargiggia colpito dalla durezza di queste parole risponde seccato: “Tutto questo è altamente imbarazzante”. Ad ogni modo in pochi secondi ottiene l’accredito e scompare nella zona riservata.

C’è un tizio al telefono che urla ad un altro poco distante: “Cesare dammi qualche notizia del Napoli!”. Cesare risponde: “Sta cercando di convincere Soriano”. Quello al telefono si lascia andare ad uno sfogo: “Ma Soriano è una chiavica. Non dà il cambio di passo!”. Sembra una grossa recita, dove ognuno interpreta la propria parte e scandisce le battute del copione. Arrivano alcuni giornalisti di Sky, di cui certamente non conoscete il nome ma di cui potreste riconoscere i volti. Si salutano, si abbracciano e si baciano. Sono tutti molto abbronzati. Lento ma perentorio procede il direttore Xavier Jacobelli. In TV sembra più alto. Anche se in TV nessuno l’ha mai visto in piedi ma sempre a mezzo busto. Nella remota possibilità che vogliate rivedere cosa fa Crippa lo trovereste nella stessa zona di prima, mentre ride e scherza. Dietro di lui dovreste notare un elegantissimo Evaristo Beccalossi.

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Prestando attenzione alle conversazioni  che si svolgono sui divanetti potreste essere rapiti dallo sguardo di un ragazzino di colore. Giovanissimo, dall’aspetto sembra proprio un calciatore. Sta ascoltando rapito un uomo in giacca e cravatta, probabilmente un procuratore.

Procuratore: “Allora mi raccomando, non avere paura. Ti troverai bene. Ora dormirai qui questa notte, poi domani raggiungerai la squadra. È come una famiglia. Se tu porterai rispetto loro lo porteranno a te. Mi raccomando non fare tunnel in allenamento, non mandare a cagare il Mister. Comportati bene. Pensa al talento che hai, non sprecarlo. Ringrazia Dio, Allah. Cosa sei cattolico o musulmano?”.

Calciatore di colore: “Cattolico.”

Procuratore: “Quindi ringrazia Dio ma poi basta, perché Dio ti ha dato il talento ma ora devi usarlo con intelligenza. Ricorda che se noi avessimo avuto il tuo talento saremmo diventati dei calciatori, quindi pensa alla fortuna che hai. Sei come una banana. Hai presente la banana? Prima è verde, poi diventa gialla e si può sbucciare. È matura. Tu devi maturare come la banana. Sarai l’attaccante della squadra allievi, loro non sanno neanche chi sei, si sono fidati di me e di quello che gli ho detto. Tu pensa a giocare e a portare rispetto.”

Calciatore di colore: “Ma è qui che vengono i calciatori a firmare i contratti?”

Procuratore: “Qui si fanno le trattative. I giocatori invece si incontrano in altri alberghi a firmare. Non in questo. Qui ce n’è qualcuno. Ma pochi. Mi raccomando, non fare stupidaggini. Niente tunnel in allenamento. I tunnel falli agli avversari in partita. Pensa alla banana.”

Su di un altro divanetto un uomo alto e uno grassottello parlano a voce alta. Quello alto chiede: “Allora cosa ti serve? Attaccanti e centrocampisti giusto? Difensori invece?” Il grassoccio risponde: “No, no difensori stiamo a posto.” Arriva un furgone nero con i vetri oscurati. Si ferma davanti all’hotel. La folla si accalca: forse esce qualche dirigente di prima fascia, è ora che le trattative salgano di livello. Qualcuno urla: “Ibra!”. Scendono invece, con i loro trolley, due piloti d’aereo e un assistente di volo. Percorrono il tragitto che li separa dall’ingresso schivando procuratori, dirigenti e giornalisti. È evidente che non capiscono che cosa stia succedendo. Forse pensano che si tratti di un raduno aziendale, di quelli squallidi però.

Qualcuno urta per sbaglio un vaso posto a fianco delle grandi porte dell’Atahotel Executive. Cadendo fa un rumore sordo. Per un attimo tutti si voltano verso la pianta schiantata sul terreno: cala il silenzio, ma dura pochi istanti. Le persone ricominciano a parlare, a ridere, a scherzare. Mani che si stringono. Pacche sulle spalle. Sorrisi compiaciuti. Solamente Evaristo Beccalossi, in disparte, rimane immobile con gli occhi chiusi, in silenzio.

 

*Tutti i fatti, i discorsi e gli avvenimenti qui sopra citati sono accaduti all’Atahotel Executive di Milano, in via Via Don Luigi Sturzo 45, il 31 agosto 2015 dalle ore 12.45 alle 17.38.