Note su Robbie boy

Note su Robbie boy
26 Ottobre 2015 Damiano Cason

Quando uscì dalla clinica insieme al suo chiropratico tailandese questi gli chiese “cosa ti ricordi dei Novanta?” E lui, dando un calcio al pacchetto di Marlboro, rispose con un’altra domanda “Non é stato quello il momento in cui abbiamo smesso di usare i cognomi perché credevamo in fondo nei nostri nomi?”

Robbie è nato a  Liverpool, nell’area di Toxteth, e a dire il vero era tifoso dell’Everton. Negli anni Novanta, a partire da quel 1993 in cui esordisce in FA Cup, poche cose a Liverpool sono interessanti quanto Robbie. Forse qualche concerto delle Spice Girls, qualche trasferta dello United, qualche goal di Steve e poco altro. Quando Robbie inizia con la prima squadra, al centro dell’area c’è ancora Ian Rush, che da Torino sta riportando ad Anfield i baffi e l’incubo delle difese italiane. Rush con i suoi cinque campionati inglesi e le sue 346 marcature tra campionato e coppe, ha trascinato sino a metà degli anni Novanta lo splendore di ciò che è rimasto degli Ottanta. Nel suo ultimo periodo a Liverpool Ian ha ancora la stessa capigliatura cotonata e sembra trovarsi bene con i compagni più giovani di lui. Certo, non riesce a capire il perché di alcune cose, ma questo non gli impedisce di dispensare consigli. C’è una foto in cui Robbie e Ian sono seduti su di una panca di legno all’interno dello spogliatoio del vecchio Wembley. Il gallese quel giorno ripete al ragazzo di Toxteth di quando in Italia ha fatto la voce grossa e dicendo a tutti quei giornalisti ignoranti che se gli altri britannici avevano fallito in serie A è perché nessuno di loro era un gallese. “Robbie, soltanto noi gallesi siamo cresciuti sapendo cosa significa la fatica e tu sei mezzo Irlandese. Beh, tu di sicuro non puoi capire”.

Robbie lo sta ad ascoltare guardandosi gli scarpini ancora sporchi e chiedendosi se quella è la terza o la quinta volta che sente la storia dei giornalisti italiani. In quel momento l’addetto stampa della Carlsberg porta delle birre e dà una pacca sulla spalla a Rush dicendogli di sorridere. La coppa arriverà a breve perché i fotografi stanno finendo con Steve che quel giorno al Bolton ne ha fatti due. Rush afferra la sua bottiglia, in un attimo s’è scordato dell’Italia e inizia a spiegare al ragazzo il modo in cui stringere la Carlsberg evitando che le dita possano finire per coprire la scritta. Steve ha portato la coppa di lega ed è scappato via, i fotografi iniziano a fare il loro maledetto mestiere così che nella foto è possibile vedere Robbie che sorride tenendo stretta la sua Carlsberg senza prestare la minima attenzione a dove siano finite le sue dita.

fowler dubut

Nel 1989 la NDLS (Nacional Dock Labour Scheme), il sistema governativo che gestiva i porti nazionali nel Regno Unito, viene abolito. La riforma rientra nel piano di privatizzazioni volute da Margaret Thatcher. I portuali dovrebbero iniziare a lavorare come salariati ordinari per imprese di manutenzione, con la perdita dei vantaggi garantiti dal contratto nazionale. È il tempo della semifinale con il Nottingham Forest a Sheffield e dei morti di Hillsborough. Di quel giorno Ian Rush non parla mai, e non parla nemmeno della doppietta in finale con l’Everton. Rush sembra preferire lavorare sui rimpianti piuttosto che chiacchierare delle soddisfazioni. Dopo Sheffield la Thatcher affida a Taylor il rapporto sulla condizione degli stadi inglesi e in meno di sei mesi il governo inizia la sua guerra agli hooligans, riduce le possibilità di sciopero dei dockers e vede scomparire la stessa Thatcher in una crisi di governo. Quell’anno il Liverpool si sbarazza mestamente di John Aldridge e lascia di nuovo la scena a Ian Rush.  

 La MD&HC (Mersey Docks and Harbour Company) è la compagnia di organizzazione del porto di Liverpool. La MD&HC così come la Torside – compagnia di movimentazione merci – sono nate dallo smantellamento della NDLS. Nel 1995 cinque portuali della Torside vengono licenziati per violazione delle nuove direttive di sciopero introdotte dalla Thatcher nel 1989 e in meno di 24 ore a tutti i dockers di Liverpool viene recapitata una lettera di licenziamento per aver scioperato in solidarietà dei compagni licenziati in precedenza. Quel giorno a Liverpool le società interinali iniziano a reclutare chiunque sia in grado di stare in piedi per lavorare nel porto di Mersey mentre fuori dai cancelli del porto 500 lavoratori licenziati iniziano a bere birra a fare casino, a tifare toffee, a tifare reds.

“…in UK lo capiranno presto tutti che essere cool è meglio di essere e basta. Sarà Cool Britannia e tutti noi investiremo sui nostri nomi perché ci sbarazzeremo dei cognomi”.

 Sembra che così si sia espresso il primo ministro Tony all’indomani della sua elezione. In merito alla vicenda dei dockers di Liverpool invece sembra abbia detto:

“Si potrebbe pensare che a Liverpool, per esempio, ci mettiamo un’attrazione annuale. Potremmo spostare delle cose da Londra, fare delle grandi fiere… che ne so roba con degli Irlandesi che arrivano dal mare con dei cavalieri in armatura. Alla gente piacciono le armature”

Robbie-Fowler-of-Liverpool-shows-his-support-for-the-dockers-strikes

In quel periodo Robbie guarda MTV che trasmette Wannabe quasi 60 volte al giorno ma comunque non ricorda di aver mai visto, durante le sue trasferte a Londra, Geri, Melanie C, Melanie B, Victoria ed Emma. Sono anni in cui Robbie ha gli occhi gonfi perché dorme poco, respira con la bocca a causa di un raffreddore che non vuole andare via. Nel ritorno dei quarti di finale della Coppa delle Coppe bisogna sbarazzarsi dei norvegesi del Brann Bergen. All’andata è stato proprio lui ad aver pareggiato il conto con un goal simile a quelli che faceva sempre al Toxteth Sport Centre. Steve gli ha fatto sponda di testa e lui è riuscito a scavalcare l’ultimo difensore con un sombrero di tacco calciando poi di sinistro tra palo e portiere. Il giorno del ritorno lo zio di Macca ha portato due magliette con la scritta Support The 500 Sacked Dockers. Sono passati quasi due anni da quando i dockers hanno iniziato i loro picchetti fuori dai cancelli del porto di Mersey. Lo zio di Steve ha lavorato per la MD&HC, così loro gli hanno assicurato di far vedere quella maglietta ad Anfield magari a fine gara. I norvegesi a Liverpool si sono mostrati meno ostici che a Bergen, Robbie ha segnato subito su rigore e raddoppiato quasi solo per mostrare mestamente a tutta Anfield che fine stanno facendo i dockers di Liverpool. In quel giorno succedono alcune cose: Steve mostra la maglia al novantesimo alzandosi dalla panca e correndo verso Robbie, la FIFA si incazza lanciando dai suoi bunker svizzeri multe, premi e punizioni esemplari, Tony chiede a David e Victoria di iniziare una lunga relazione in nome della nazione o almeno di firmare un ricco contratto con qualche sponsor nel settore della moda. Cool Britannia l’aveva chiamata Tony, ma alla fine si tratta solo dell’Union Jack appiccicata maldestramente su un vestito scollato o su una chitarra da migliaia di dollari a fronte del licenziamento di qualche centinaio di portuali. “Spice boys?” pensa infine Robbie. “Mai vista Emma, neanche dopo quella tirata di gesso”.