Qualcuno lo notò, Totò

Qualcuno lo notò, Totò

Nel cuore della notte tra domenica 5 e lunedì 6 giugno, una notte di caldo straziante e persiane abbassate per timidezza e pudore, la porta di casa di Valderrama si è aperta scricchiolando, come ogni notte. Oltre la porta, illuminata dalla luce di un lampione che rimbalzava chissà dove e moriva sulle piastrelle impolverate del pavimento, c’era una busta imbottita. Gialla del solito giallo anonimo delle buste imbottite. Senza mittente e stranamente pesante. Valderrama, esitante e stremato da una lunga notte trascorsa in auto tra le incomprensibili rotatorie che avvolgono la città di Perugia, è rimasto in silenzio per qualche minuto, senza accendere la luce, senza aprire la busta, con la solita sigaretta MS Mundial appiccicata dalla saliva all’angolo sinistro del suo labbro inferiore. Dopo aver assaporato il crescendo della sirena di un’ambulanza e la sua rapida scomparsa, Valderrama ha acceso la sigaretta, ha tirato una boccata profonda, ha tossito come tossisce sempre alla prima boccata dell’ultima sigaretta della giornata e poi ha aperto la busta. Dentro la busta c’erano un mazzo di chiavi attaccate a una piccola palla da biliardo (la palla 10, blu e bianca) e un’audiocassetta da 90 minuti, TDK FE90. Il lato A era completamente vuoto, ma Valderrama lo ha ascoltato lo stesso, come se riproducesse tutti i suoni della notte torrida che in realtà sgusciavano dentro dalla finestra. Dopo 45 minuti, inquieto e sudato, si è tolto la maglietta rossa e i jeans inadeguati per la stagione. Poi ha ascoltato il lato B. Dopo 14 secondi di silenzio, Valderrama ha ascoltato le note di un piano, poi una voce, poi la vita di Antonio Di Natale, tutta intera. La registrazione si è interrotta dopo altri 33 minuti. Valderrama è rimasto lì, in quella stanza polverosa che nessuno ha mai pulito, e si è ricordato che era il suo compleanno. Un anno di vita, un lungo vagito, 33mila gol. Valderrama ha ringraziato lo sconosciuto per il regalo senza perdere tempo a chiedersi chi fosse e perché lo avesse fatto. Poi si è steso per terra e ha aspettato il sonno con gli occhi spalancati, le sopracciglia nere, fissando il lampadario e l’assenza del vento.