Herbert Kilpin, Milano

Herbert Kilpin, Milano

E così, al Trotter di piazza Doria, debuttò il “Milan Football and Cricket Club”.

In una bella giornata di autunno il sole splende tenue e i raggi superano le poche nuvole che sospese guardano la città di Milano dall’alto. Il cancello principale del Cimitero Monumentale è chiuso a causa dei lavori per la nuova linea metropolitana che dovrebbe passare proprio sotto la piazza adiacente all’ingresso. Si entra quindi da un accesso sul lato sinistro. Seduta per terra, di fianco all’inferriata, c’è una vecchia zingara che chiede l’elemosina. Dentro un’auto parcheggiata si sente guaire un cane lasciato solo sui sedili posteriori.

Da Torino mi ero presto trasferito a Milano, e ogni domenica prendevo il treno per andare a giocare a Torino coi miei amici Savage, che fu poi il primo capitano della Juventus, Beaton, Dobby, Weber: giocatori valentissimi, il cui ricordo oggi è completamente perduto e che furono i pionieri del football in Italia. In quegli anni ormai lontani, gli unici matches erano giuocati fra il F. C. Torinese (e poi l’Internazionale di Torino) e il Genoa Club, capitanato da Edoardo Pasteur, l’arbitro del recente match Italia-Svizzera, con in porta la gran barba del dottor Spensley.

Il Famedio, che accoglie i visitatori, è un edificio in architettura neo medioevale di marmo e mattoni. La bellissima scalinata, divisa in due da una schiera di vasi contenenti fiori gialli, conduce i visitatori nella suggestiva cappella dal soffitto colore blu cielo. Inizialmente il Famedio era stato concepito per essere una chiesa, in seguito dal 1870 fu invece utilizzato come panteon alla memoria degli uomini illustri della città di Milano. In questo spazio sono sepolti Alessandro Manzoni e Carlo Cattaneo. 

Vantavamo una straordinaria linea di halfbacks: Valerio, Neville e Kurt Lies erano alti più di due metri ciascuno. Io giuocavo forward, Allison, all’ala sinistra, era il gran marcatore di punti per la squadra, ma per sua furberia particolare. Allora non si sapeva con precisione cosa fosse l’offside. E Allison, in perenne posizione di offside, aveva buon giuoco a marcare dei punti di irrisoria facilità, dei quali nove su dieci, oggi non sarebbero ritenuti validi. 

Kilpin1-(cimitero)

Entrati all’interno, oltre le mura, si notano i mausolei delle nobili famiglie milanesi. Gli alberi secolari sembrano fissare negli occhi le statue che abbelliscono i sepolcri. Nel centro si erge il monumento dedicato alle vittime milanesi dei campi di concentramento nazisti. Sulla destra si procede verso il settore levante ribassato. La via è un corridoio di abeti tra i quali di tanto in tanto si cela una tomba.

Il primo anno che si disputò la coppa Negrotto, a Casteggio, battemmo il F.C. Casteggio con 20 goals a zero: un record rimasto imbattuto. Davis era nostro portiere. Prevedendo la partita di poco impegno, Davis non s’era nemmeno svestito. Aveva trascinato una sedia fin sotto il suo goal. Fu seduto comodamente, una gamba sopra l’altra, con la paglietta in testa e fumando un’infinità di sigarette, che Davis assistette alla nostra partita. Sul finire, ne aveva piene le tasche. Allora mi chiese: – Permetti che giuoco un po’ anch’io? Ridendo, gli lasciai abbandonare la porta. Davis si mischiò alla linea dei forwards e segnò…. il ventesimo goal.

Nel settore levante ribassato all’interno della galleria BC, reparto XV, cella 162 riposa Herbert Kilpin. Sul loculo si legge: “Herbert Kilpin, 21-1-1870, 22-10-1916, socio fondatore e capitano Milan Cricket and Football club, con riconoscenza, A.C. Milan”. Sul vasetto dei fiori dove è stata riposta una rosa bianca è attaccato un adesivo della società milanese. Alcuni tifosi hanno incollato con l’adesivo due biglietti di carta. Il primo riporta la celebre frase che Kilpin pronunciò quando scelse i colori della maglia del Milan: “ I nostri colori saranno il rosso, perché noi saremo dei diavoli e nero, come il terrore che incuteremo nei nostri avversari”. Il secondo recita: “Rossonero x l’eternità”. Sulla parte bassa della stele è presente una targa, applicata dal gruppo di tifosi milanisti La Banda Casciavit nel 2006, per celebrare il novantesimo anniversario della sua morte.

kilpin6 

A Firenze, il Milan sostenne una volta un incontro con l’Andrea Doria. Arbitro era un pugliese che evidentemente non sapeva cosa fosse il football.Volete sapere come fece cominciare la partita? Comparve col pallone in mano, diede un gran fischio e poi un calcio alla palla. Protestai, naturalmente, affermando che il primo calcio lo dovevano dare i giocatori e non l’arbitro. E quegli: Ma lei cosa c’entra? Sono o non sono io l’arbitro? Si giuochi dunque come voglio io, e lei taccia, se non vuole essere espulso dal campo!

Poco distante dalla galleria BC si sviluppa l’area dedicata alle tombe degli israeliti proprio sotto le mura di confine del cimitero. Oltre, spunta la città. Si possono osservare scintillanti grattacieli costruiti per l’expo del 2015 nell’area Garibaldi, e la vecchia torre dell’acqua che svetta a poche decine di metri. L’eterno riposo dei defunti non sembra però disturbato dalla sinfonia fracassona delle modernità urbanistiche circostanti.

Un bel tipo di giocatore, in quei tempi, era Knoote un olandese venuto a Milano per studiare il canto, e che ora è un artista presso il Metropolitan di New York. Knoote, buon footballer, aveva mille riguardi per la sua gola, e giuocava solo quando il terreno era asciutto e splendeva il sole. Non c’era verso di farlo giuocare quando il tempo era umido, perché aveva una paura maledetta di buscarsi un raffreddore […] Il venerdì, quando si formava la squadra, Knoote, prima di impegnarsi per il match della domenica, consultava il barometro sotto la Galleria. Una volta, durante una gara, scoppiò un acquazzone improvviso, in una giornata fino allora serenissima. Alle prime gocce rimanemmo in dieci. Knoote… non c’era più! Era scappato a ricoverarsi nello spogliatoio, e non ritornò… che quando ritornò il sole!

Kilpin6(la città spunta)

Il 2 Novembre 2010 Kilpin viene inserito nella prestigiosa lista di cittadini milanesi menzionati nel Famedio come persona di mirabile importanza per la storia della città. Insieme a lui quel giorno sono iscritte nel Tempio della Fama del Cimitero Monumentale il fondatore del F.C. Internazionale Milano, Giorgio Muggiani, il giornalista sportivo Gian Maria Gazzaniga e la coppia di attori Raimondo Vianello e Sandra Mondaini.

Sono stato capitano del Milan per più di dieci anni. Ho giocato sempre. Solo una domenica, ammalato, non fui coi miei rosso e neri, e fu la volta che l’Unione Sportiva Milanese strappò la Palla Dapples al Milan. Ho giuocato fino all’età di 43 anni. Due anni fa, presi parte al mio ultimo match, con la squadra dei veterani. Ora non giuoco più, ma spesso la nostalgia della pelouse sembra convincermi… che potrei giuocare ancora!

Uscendo dal cimitero la vecchia zingara sembra dire qualcosa, ma non si capisce. Il cane sta ancora ululando da dietro i finestrini dell’auto. Il rumore del traffico milanese si fa sempre più forte.

[Le sezioni in corsivo sono tratte da un articolo intitolato Verso il venticinquennio del football scritto da Herbert Kilpin per la rivista Lo Sport Illustrato del 28 Febbraio 1915]