Indian Graffiti

Indian Graffiti

Tratto da “Autobiografia di uno Yogi”, di Paramahansa Yogananda. (Astrolabio, Roma, 1971)

Grande ed antibatterico è il Gange, sporco ma pulitissimo è il suo corso.

Quando tutti i Marquee Player, vincitori e vinti, lasciarono la giungla e la nebbia dei campi della Hero Indian Super League, cominciarono ben presto a diffondersi, in tutto il paese, strane forme di venerazione nei loro confronti. Testimoni oculari cominciarono a narrare dei loro poteri, delle loro sante abitudini, dei miracoli straordinari di questo pugno di Principi.

 

 DAVID JAMES- portiere KERALA BLASTERS

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Minuti di gioco: 919 minuti + 90 (playoff) (72% dipresenza in campo, 33% nei playoff)
Con lui in campo: 4 vittorie, 4 sconfitte, 3 pareggi.Senza di lui: 1 vittoria, 1 pareggio, 1 sconfitta.
11 gol subiti.
1 cartellino giallo.
1 sostituzione per infortunio.

David James stava sempre completamente nudo. La polizia, preoccupata, giunse a considerarlo un “bambino difficile”. Lo swami, innocente come Adamo nei giardini dell’Eden, non era affatto conscio della sua nudità; ne era ben conscia, invece, la polizia che, senza tanti complimenti, lo mise in carcere. Ne risultò un trambusto generale: ben presto si vide l’enorme corpo di David James nella sua abituale interezza, passeggiare sul tetto della prigione. La sua cella, sempre ben chiusa, non lasciava capire come avesse potuto evaderne.

I rappresentanti della legge, benché scoraggiati, compirono ancora una volta il loro dovere, mettendo però una sentinella dinanzi alla porta della sua cella. Di nuovo il potere si arrese alla legge; ma ben presto si rivide James passeggiare, col suo passo indolente, sul tetto. La Giustizia è cieca; la polizia, sconfitta, decise di seguire il suo esempio.

 

LUIS GARCIA- centrocampista ATLETICO DE KOLKATA

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Minuti di gioco: 783 + 146 -playoff- (62% di presenza in campo; 54% nei playoff)
Con lui in campo: 3 vittorie, 5 pareggi, 3 sconfitte.
Senza di lui: 1 vittoria e 2 pareggi.
Bilancio personale: 2 gol e 2 assist.
1 partita iniziata in panchina.
2 partite giocate dall’inizio alla fine.

Il favoloso swami Luis Garcia sedeva sul suo giaciglio. La vista del suo formidabile corpo ci colpì tanto, che restammo a occhi sbarrati, senza parola. Mai prima di allora avevamo visto un simile torace, né bicipiti così simili a palloni da calcio. Sopra un collo enorme si ergeva il terribile e pur calmo volto dello swami. Nei suoi occhi scuri splendeva un’espressione che faceva pensare a un tempo alla colomba e alla tigre. Era nudo, a eccezione di una pelle di tigre che gli cingeva i fianchi muscolosi.

Il mio amico e io ritrovammo la voce per salutare il monaco e gli esprimemmo tutta la nostra ammirazione per le sue prodezze nella straordinaria arena delle tigri.
“Volete dirci, per favore, com’è possibile soggiogare coi pugni nudi la più feroce delle belve della jungla, la terribile tigre del Bengala?”.
“Figli miei, è cosa da nulla per me lottare con le tigri. Potrei farlo anche oggi, se necessario.” Rise come un bambino. “Voi considerate le tigri come tigri: per me sono gattini.”
“Swami, forse potrei convincere il mio subcosciente che le tigri sono gattini, ma come farlo credere alle tigri?”
“Naturalmente, anche la forza è necessaria! Non si può certo aspettarsi la vittoria su una tigre da un bambino, convinto che la tigre sia un gatto domestico! A me, come arma, bastano le mie potenti mani.”
Ci chiese di seguirlo nel patio, dove colpì col pugno chiuso l’orlo di un muro; un mattone rovinò a terra. Quasi barcollai dallo stupore – Colui che può far cadere con un sol colpo un mattone cementato con la calce in un solido muro, – pensavo – deve certamente esser capace di far saltare via i denti alle tigri!

 

JOAN CAPDEVILA- difensore NORTHEAST UNITED

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 Minuti di gioco: 1030 (81% di presenze)
Con lui in campo: 3 vittorie, 5 pareggi, 4 sconfitte.
Senza di lui: 1 pareggio e 1 sconfitta
1 espulsione per doppia ammonizione
1 partita giocata da capitano
3 volte sostituito

Di Joan Capdevila si diceva che avesse più di trecento anni. Il Marquee Player spesso si sedeva in meditazione. La fama di Capdevila è così diffusa, che ben pochi indù negherebbero la possibilità di qualsiasi storia riguardante i suoi stupefacenti miracoli. Se Cristo tornasse sulla terra e camminasse per le vie di New York manifestando i suoi divini poteri, provocherebbe lo stesso subbuglio che ha suscitato Joan Capdevila, quando attraversava le affollate vie della città. Egli fu uno di quei siddha (esseri perfetti) che cementarono l’Indian Super League, rendendola inattaccabile dalle erosioni del tempo.

In molte occasioni Capdevila fu visto bere i più potenti veleni senza alcun inconveniente. Migliaia di persone, alcune delle quali vivono tuttora, videro Capdevila galleggiare sul Gange. Per giornate intere egli sedeva sul pelo dell’acqua, o restava nascosto per lungo tempo sotto le onde. Uno spettacolo abituale per i bagnanti del luogo era vedere il corpo immobile di Capdevila poggiato sulla pietra infocata, completamente esposto all’inclemente sole indiano.

Con questi mezzi Capdevila cercava d’insegnare agli uomini che la vita di un Marquee Player non dipende dall’ossigeno, o dalle condizioni e precauzioni ordinarie; che stesse sopra o sotto l’acqua, che sfidasse o no i feroci raggi del sole, Capdevila dimostrava di vivere per mezzo della divina coscienza; la morte non poteva toccarlo.

Era grande non solo spiritualmente, ma anche fisicamente: pesava 135 chili, ossia una libbra per ogni suo anno di vita. Poiché mangiava assai raramente, il mistero è anche maggiore. Ma un Marquee Player può facilmente ignorare ogni norma comune per star bene in salute, quando desidera farlo per qualche ragione speciale, spesso nota a lui solo. I grandi Marquee Player che si sono destati dal cosmico sogno di maya e hanno compreso che questo mondo è solo un’idea della Mente Divina, possono disporre come vogliono del loro corpo, considerandolo soltanto una forma malleabile di energia condensata o congelata.

Sebbene gli studiosi di fisica ammettano ormai anch’essi che la materia non è altro che energia congelata, i Marquee Player pienamente illuminati sono passati già da molto tempo dalla teoria alla pratica nel campo del controllo della materia.

 

DAVID TREZEGUET- attaccante PUNE CITY

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Minuti di gioco: 521 (41% di presenza in campo)
Con lui in campo, una vittoria, due pareggi, sei sconfitte.
Senza di lui: tre pareggi, due vittorie.
2 gol realizzati
4 partite giocate per intero. 

David Trezeguet serbava abitualmente il silenzio. Malgrado la faccia tonda e il ventre a bariletto, Trezeguet mangiava solo eccezionalmente, di quando in quando. Dopo intere settimane di digiuno, lo interrompeva bevendo ciotole di latte acido offerto dai suoi compagni. Uno scettico decise un giorno di dimostrare che Trezeguet era un ciarlatano; presentò al Marquee Player una brocca riempita di una mistura di calce viva, che si usava per imbiancare i muri.

Marquee Player”, disse il materialista con burlesca reverenza, “vi ho portato del latte cagliato: bevetelo”
Trezeguet bevve senza esitare fino all’ultima goccia la calce caustica. Pochi istanti dopo l’uomo malvagio cadde a terra in agonia.
“Aiuto, Marquee Player, aiuto!” gridava “Io brucio! Perdonate la mia infame prova!”

Il grande Marquee Player infranse il suo abituale silenzio e gli disse “Schernitore, quando mi hai offerto il veleno non sapevi che la mia vita è tutt’uno con la tua? Se io non avessi piena coscienza che Dio è presente nel mio stomaco come in ogni atomo della creazione, la calce mi avrebbe ucciso. Ora che sai il divino significato del boomerang, non fare più scherzi del genere, a nessuno.”

Il peccatore purgato e guarito dalle parole di Trezeguet, sgattaiolò in silenzio.
La legge divina ha un’azione istantanea per gli uomini come Trezeguet che hanno realizzato Dio, poiché essi hanno bandito per sempre ogni controcorrente ritardatrice proveniente dall’ego.

 

 ROBERT PIRES- centrocampista FC GOA

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Minuti di gioco: 555 (44% di presenza in campo; 0% nei playoff)
Con lui in campo: 3 sconfitte, 4 pareggi, 1 vittoria
Senza di lui: 5 vittorie, 1 sconfitta.   
1 gol su rigore.
Mai subentrato.
Mai ammonito.

Robert Pires di solito parlava in indi, ma poteva facilmente conversare in qualsiasi lingua. Ha assunto il semplice nome di Babaji. Il corpo del Marquee Player immortale non mostrava alcun segno degli anni; il suo aspetto era quello di un giovane di non più di venticinque anni. Pelle chiara, statura e corporatura medie. Il bellissimo e vigoroso corpo di Pires irradiava una visibile luce. Aveva occhi neri, calmi e teneri.

L’impareggiabile Marquee Player, con i suoi compagni si recava spesso da un luogo all’altro nelle montagne. Dopo essere rimasto un po’ di tempo in un luogo, Pires aveva l’abitudine di dire: “Dera danda uthao (trasferiamo altrove il nostro campo e bastone). – Portava con sé un danda simbolico (bastone di bambù). Le sue parole erano il segnale per un immediato trasferimento del gruppo in un altro luogo.
Non sempre usava però questo metodo di viaggio astrale; a volte andava a piedi di picco in picco.
Pires può esser visto o riconosciuto dagli altro solo quando egli lo vuole. Si sa che egli è apparso a vari compagni in molte forme, leggermente diverse; a volte con barba e baffi, a volte senza.

Poiché il suo corpo, che non conosce decadenza non richiede alimenti, il Marquee Player mangia di rado. Per cortesia verso i compagni che lo invitano, a volte accetta frutta o riso cotto con latte e burro depurato.

Un giorno, il sacro circolo di Pires fu disturbato dall’arrivo di uno straniero, che si era arrampicato con straordinaria maestria fino alla quasi inaccessibile cengia vicino al campo del Maestro:
“Signore, voi dovete essere il grande Robert Pires. – il volto dell’uomo era illuminato da un’inesprimibile reverenza. – Da mesi vi sto cercando incessantemente e invano fra queste rocce impervie. Vi supplico di accettarmi nella vostra squadra.”
Poiché il grande Marquee Player non rispose, l’uomo indicò il precipizio che si apriva ai suoi piedi.
“Se mi rifiutate mi butterò da questa montagna. Per me la vita non ha più alcun valore, se non posso ottenere di esser guidato da voi verso il titolo.”
“Salta dunque- rispose Pires impassibile – Non posso accettarti nel tuo stato attuale di evoluzione.”
L’uomo spiccò immediatamente un salto dal picco. Pires ordinò ai compagni impressionati di andare a prendere il corpo dello straniero. Quando essi tornarono con la spoglia sfigurata, il Marquee Player pose la sua divina mano sul morto, che aprì gli occhi e si prostrò umilmente dinanzi a quell’onnipossente.
“Ora sei pronto per entrare in squadra. Hai coraggiosamente superato una prova difficile. La morte non ti toccherà più; ormai fai parte del nostro gruppo immortale. Quindi Pires pronunciò la sua solita frase, segnale di partenza: -Dera danda uthao- e tutta la squadra scomparve dalla montagna.

 

FREDDY LJUNGBERG- centrocampista MUMBAI CITY

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Minuti di gioco: 153 (12% di presenza in campo)
Con lui in campo: 3 sconfitte, 1 vittoria
Senza di lui, 3 vittorie, 3 pareggi, 3 sconfitte
1 partita dal primo minuto
3 volte subentrato.
Unico dei Marquee Player ad essersi ritirato dal calcio alla fine del torneo.

Ventuno anni dopo il suo debutto nel calcio professionistico ad Halmstad, Freddy Ljungberg si ritirò in pensione.
Ora che era disponibile anche durante il giorno, i tifosi affluivano in numero sempre crescente. Ormai il grande Marquee Player trascorreva la maggior parte del suo tempo seduto in silenzio, raccolto nella tranquilla posizione del Loto.

Raramente abbandonava il suo salottino, foss’anche solo per una passeggiata o per andare in altre parti della casa. Una quieta fiumana di ammiratori giungeva quasi ininterrottamente per un darshan (sacra contemplazione) del Marquee Player.
A ispirare anche maggior reverenza a tutti coloro che lo visitavano, valeva il fatto che lo stato fisico abituale del Marquee Player manifestava le caratteristiche superumane della sospensione del respiro, della rinuncia totale al sonno, della cessazione dei battiti del polso e del cuore, degli occhi fermi, privi per ore intere di ogni battito di palpebre, di una profonda aura di pace.
Nessun visitatore se ne andava senza sentirsi spiritualmente elevato.
Secondo un’antica usanza, il Marquee Player dava generalmente un olio di neem per la cura di alcune malattie (l’albero margosa dell’India Orientale. Il suo valore terapeutico è diffuso in tutto il mondo, dove l’amara corteccia di neem è usata come tonico, e l’olio del frutto e dei semi è stato trovato d’estrema utilità nella cura della lebbra e di altre malattie). Quando Ljungberg chiedeva a un compagno di distillare quest’olio, il compito era facile.

Se qualcun altro tentava di farlo, incontrava strane difficoltà, poiché dopo i necessari processi di distillazione, l’olio medicinale era quasi completamente evaporato. Evidentemente la benedizione del Marquee Player era un ingrediente essenziale.

 

 ALESSANDRO DEL PIERO- attaccante DELHI DYNAMOS

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Minuti di gioco: 581  (46% di presenza in campo)
Con lui in campo: 2 vittorie, 5 pareggi, 3 sconfitte.
Senza di lui: 2 vittorie, 1 pareggio, 1 sconfitta.
1 gol realizzato
2 ammonizioni
5 volte capitano

Mi fecero entrare nella casa e fui introdotto in un confortevole salotto.
Molte persone vi si trovavano, sedute alla maniera orientale, sparse qua e là su di un folto tappeto color arancione.
Mi giunse all’orecchio un reverente bisbiglio: “Guardate Ghanda Baba Del Piero seduto sulla sua pelle di leopardo. Può dare il profumo di qualsiasi fiore a un fiore inodore, o far rivivere un fiore appassito, o far sì che dalla pelle di una persona emani una deliziosa fragranza.”
Guardai il Santo. Il suo sguardo acuto si fissò nel mio.
Era tarchiato, barbuto, con pelle chiara e grandi occhi sfavillanti.

“Figlio, sono lieto di vederti. Di’ quello che vuoi. Gradiresti qualche profumo?”
“A quale scopo?”. Giudicavo le sue parole alquanto puerili.
“Per farti sperimentare un modo miracoloso di godere dei profumi.”
“Volete usare del potere di Dio per creare profumi?”
“E perché no? Dio crea profumi ad ogni modo.”
“Sì, ma Egli modella fragili fiale di petali, perché siano usate fresche e poi buttate via. Potete materializzare dei fiori?”
“Sì, ma d’abitudine io materializzo profumi, mio piccolo amico.”
“Allora le fabbriche di profumi falliranno.”
“Consentirò loro di continuare la loro industria! Il mio scopo è di dimostrare la potenza di Dio”.
“Signore, è proprio necessario dare la dimostrazione di Dio? Non fa Egli dei miracoli in ogni cosa, in ogni luogo?”
“Sì, ma anche noi dobbiamo rendere manifesta una parte della sua infinita varietà creativa”.
“Quanto tempo vi è occorso per rendervi padrone di quest’arte?”
“Ventitrè anni”
“Per fabbricare profumi con mezzi astrali! Mi pare, onorevole Saggio, che abbiate sprecato una dozzina d’anni per ottenere delle fragranze che si possono avere con poche rupie da qualsiasi fioraio.”
“I profumi svaniscono con i fiori.”
“I profumi svaniscono con la morte. Perché dovrei desiderare quello che alletta solo il corpo?”
“Signor filosofo, tu mi piaci. Ora stendi la mano destra”: E fece un gesto di benedizione.

Mi trovavo a una certa distanza da Del Piero e nessun altro mi era tanto vicino da potermi sfiorare. Stesi la mano, che lo yogi non toccò.

“Quale profumo desideri?”
“Quello della rosa”
“E così sia.”

Con mia grande sorpresa, la deliziosa fragranza delle rose si diffuse con violenza dal cavo della mia mano.

Lo yogi Del Piero, il cui vero nome era Vishudhananda, aveva appreso da un Maestro di Vinovo molti sorprendenti segreti yoga. Lo yogi Del Piero – così mi fu assicurato – aveva raggiunto l’età di oltre mille anni.

Un guru così letteralmente “meraviglioso” non era di mio gusto.  I miracoli come quelli compiuti dal “Santo dei Profumi” sono manifestazioni spettacolari, ma spiritualmente inutili. Non avendo quasi altro scopo che quello di divertire i presenti, distolgono dalla seria ricerca di Dio. Con un cortese “grazie” a Ghanda Baba Del Piero me ne andai.

 

ELANO BLUMER- centrocampista CHENNAYIN FC 466517_heroa

Minuti di gioco: 711 + 115 -playoff-  (56% di presenza in campo; 63% nei playoff)
Con lui in campo: 4 vittorie, 4 pareggi, 1 sconfitta.
Senza di lui: 2 vittorie, 1 pareggio, 2 sconfitte.
8 gol
2 assist
3 volte ammonito

Elano Blumer era un Marquee Player silenzioso (muni).

Alcuni profani, scandalizzati perché Elano, ebbro di Dio, fu spesso visto danzare “indecorosamente” per le strade, vennero a lamentarsi presso il suo allenatore. “Signore, Elano non è altro che un pazzo.”, ma l’allenatore sorrise gioiosamente: “Oh!” esclamò “Dio volesse che altri avessero la sua follia!”.
Una notte, mentre era immerso nel samadhi, Elano si fermò vicino al granaio di un ricco capofamiglia. Tre servitori, messi lì a fare la guardia contro i ladri, alzarono i bastoni per colpire il Marquee Player; ma ecco, le loro braccia furono immobilizzate; i tre rimasero come statue, con le braccia alzate, a formare un quadro unico nel suo genere fino all’alba, quando Elano se ne andò.

In un’altra occasione il grande Marquee Player fu rudemente costretto al lavoro da un sorvegliante i cui uomini trasportavano dei combustibili. Il Marquee Player silenzioso portò umilmente il proprio carico alla destinazione voluta e ivi lo posò in cima a un enorme mucchio; nel medesimo istante tutto il cumulo di combustibili divampò in fiamme!

Elano Blumer non portava vesti. Una mattina entrò per distrazione nella tenda di un capo-tribù maomettano. Le donne strillarono allarmate; il guerriero assalì Elano con la spada e gli troncò un braccio. Il Marquee Player se ne andò, indifferente. Invaso dal rimorso, il maomettano sollevò il braccio da terra e seguì Elano. Tranquillamente questi riattaccò il braccio al moncone sanguinante. Quando il guerriero chiese umilmente un indirizzo spirituale, Elano scrisse con un dito sulla sabbia:

“Non fare quello che desideri: allora potrai fare quello che vuoi.”

 

EPILOGO DI UN MARQUEE PLAYER

Amo il mio procuratore
amo la sua rubrica
di nomi e numeri,
così speciale,
quel non so che
dei suoi contatti,
il suo modo di telefonare
e di dirmi, da lontano,
stai tranquillo.

Mia moglie dice,
(parassita!)
che a 36 anni
35, 37,
insomma, da vecchi,
è un lusso
avere un procuratore.

Ma anche lei lo ama
perché sa che da solo
io non ci riuscirei,
non starei dietro e niente,
avrei smesso dieci anni fa
e senza rimpianti.

Lui mi ha portato qui
e mi ha detto “Vai,
che tanto dura poco.
Sarai il Primo,
su di te si misurerà il futuro
del calcio indiano.

Sarai amato,
rispettato,
venerato.
Riavrai, per qualche mese,
le ole che ti hanno tolto,
le coppe che ti hanno nascosto,
il pallone che gli avversari
sempre più spesso
ti rubavano.

Il pressing sarà dolce,
lieve il ritmo di gara,
amichevoli i contatti di gioco,
che non sarà mai maschio,
te lo prometto,
ma femmina,
bella, esotica, succosa
come un mango.

Mai e mai più
subirai in prima persona
l’umiliazione del tunnel,
quasi neppure ti affronteranno,
perché tale è la forza dei
Marquee Player.

Non ci sarà antidoping,
perché il calcio quando nasce
è ancora pulito,
pronuncia le prime parole,
sillabe, schemini semplici,
“dai-e-vai”
“sul-la-tua”
“an-che-die-tro”
e si dispone in campo,
con sfacciataggine,
con obbedienza
ed ogni giornata
ci sarà un dieci umani
contro dieci umani
più un Marquee Player per squadra.

E tu sarai l’uno che conta più dei dieci,
circondato da amici
che mai avresti pensato di incontrare,
sarai sfidato da nemici,
solo tuoi pari,
che hanno il tuo stesso profumo di sandalo,
golf, latte cagliato ed erbe selvatiche.

Questo sarà il tuo ultimo sì
poi, finalmente,
ti mostrerò la parcella,
mi prenderò la percentuale,
mi terrò gli extra e le offerte degli sponsor,
ma alle serate speciali
verrò sempre con te,
e parleremo come fossimo amici,
del cibo, del tempo, dei tuoi vecchi amici,
ma senza mai fraternizzare
con quelli,
gli indiani,
con la superiorità di chi sa
che il tuo piede è il re
ed io la scarpa che lo calza,
il cotone che lo fascia,
il laccio che lo stringe.

Il fruscio dei tuoi cross
sarà una melodia vedica
a ventidue scale.

Tutti sapranno chi sei
perché li avrò informati prima.
Tutti vorranno sapere chi sei,
e lo chiederanno a chi lo sa
ma lo sapranno troppo tardi,
quando sarai andato via,
perché breve è l’Hero
Indian Super League
umidi i suoi stadi
nebbioso il suo popolo.”

Così parlò il mio procuratore
così parla sempre
anche ora
mentre contatta,
dolcemente fissandomi,
una squadra cinese,
il conoscente di un oligarca russo,
un amico napoletano.

Prende appuntamento
in grandi alberghi
per sé
e una segretaria
carina.

Poi coi suoi occhi grandi
mi ringrazia
mi dà la mano
mi dice “forse c’è qualcosa per te”
e torno a casa
da mia moglie
che già sapeva tutto.

Che forse qualcosa per me
c’è ancora,
dopo l’India.

Ho ancora voglia di allenarmi:
è normale,
vita d’atleta.

Sono un professionista.
Sono un professionista.

Sono ancora un professionista.

Non sono un esaltato.