Il gigante si è svegliato

Il gigante si è svegliato

Articolo originale di Bill Wilson per BBC

Il calcio indiano spera di essere all’alba di una nuova era con il lancio dellIndian Super League (Isl) e l’organizzazione dei mondiali under 17 nel 2017.

L’Isl ci ha messo tre anni a decollare, e i rappresentanti dell’industria calcistica indiana a tutti i livelli sperano che possa contribuire a intaccare il monopolio del cricket sul pubblico sportivo.

Il nuovo campionato da dieci giornate e otto club si aprirà il 12 ottobre in uno dei più grandi mercati vergini del calcio mondiale.

Seguendo un percorso simile a quello della statunitense Nasl negli anni settanta, l’Isl sarà inizialmente affollata da anziane star del calcio europeo, tra cui David James, Robert Pires, Alessandro Del Piero, Freddie Ljungberg, Nicolas Anelka e David Trezeguet.

Tra loro ci sarà anche l’ex giocatore di Newcastle e Sunderland Michael Chopra, il cui padre è originario dell’India. Vestirà la maglia di una delle squadre più prestigiose dell’Isl, i Kerala Blasters, di proprietà della leggenda del cricket Sachin Tendulkar.

“Ho accettato di giocare in India per avere una nuova sfida e dare il mio contributo allo sport in questo paese”, ha dichiarato Chopra. All’inizio l’attaccante aveva discusso con il Bengaluru Fc, che milita nella I-League, un torneo creato nel 2007 per introdurre un campionato e un’organizzazione calcistica di tipo professionale nel paese.

“Poi il mio agente ha ricevuto un’offerta per la Super League, e naturalmente sono stato molto interessato. La cosa più importante è diffondere il calcio in India. Ci sono 1,2 miliardi di persone nel paese e quasi nessuno gioca a calcio, perché il cricket è ancora lo sport più popolare”.

Lo sviluppo di una classe media sempre più ricca e numerosa, la trasmissione regolare delle partite dei campionati inglese, spagnolo e italiano e l’identificazione del calcio con la gioventù e la celebrità hanno convinto gli organizzatori a tentare l’avventura.

Intanto l’All India football federation (Aiff) e la I-League stanno lavorando fin dai livelli più bassi per migliorare tutti gli aspetti tecnici del calcio indiano. Dopo una lunga trattativa con la Fifa, a novembre l’Aiff dovrebbe lanciare un piano strategico di quattro anni per sviluppare questo sport.

“Non è stato facile”, dice il segretario generale dell’Aiff Kushal Das. “Abbiamo dovuto lottare con la mancanza di fondi, visibilità e infrastrutture, e non siamo riusciti a far emergere giocatori famosi. Ma con il lancio dell’Indian Super League la gente in India sta cominciando a interessarsi, tutti ne hanno sentito parlare”.

Secondo Das il lancio dell’Isl e l’iscrizione di nuovi club alla I-League significa anche che il settore disporrà di più fondi. Oltre a incoraggiare la creazione di nuove squadre finanziate da grandi gruppi industriali, la I-League ha anche introdotto un programma di licenze per i club. Quelli che non rispettano criteri come la qualità degli stadi e i programmi giovanili rischiano di vedersi ritirare la licenza.

“Ora i club capiscono che devono investire in questi settori, e che questo non è un peso ma un vantaggio”, spiega il direttore esecutivo della I-League Sunando Dhar. “Nei prossimi anni altre aziende indiane e straniere entreranno nel calcio indiano”.

Dhar crede che la nuova Indian super league avrà un effetto positivo: “L’Isl è stata creata per portare più attenzione e celebrità nel calcio indiano. La sua nascita avrà un effetto a cascata su tutti i livelli del nostro sport. Non siamo in competizione con loro, stiamo lavorando insieme per raggiungere un nuovo livello”.

Nonostante l’iniezione di capitali quello di fare soldi non è l’obiettivo principale dei proprietari dei club della I-League e dell’Indian super league. “I proprietari non si preoccupano dei profitti e delle perdite”, dice Kushal Das. “Sanno che non riusciranno a realizzare dei profitti almeno per i prossimi cinque anni, ma si rendono conto che il potenziale è così grande che per il momento è meglio scordarsi della contabilità e concentrarsi sullo sviluppo dello sport”.

La federazione indiana spera che anche il mondiale under 17 si riveli uno strumento per stimolare la crescita di questo sport. “L’aspetto tecnico sarà cruciale”, sottolinea Das. “Dobbiamo creare una nazionale indiana under 17 competitiva perché i ragazzi abbiano voglia di giocare a calcio”.

Alcuni segnali dimostrano che gli indiani si stanno interessando allo sport. A cominciare dalle città di medie dimensioni come Pune, dove esiste una scuola calcio gestita dal Liverpool.

Per il calcio indiano potrebbe essere il momento della svolta. “Credo che il calcio in India sia un gigante che si è finalmente svegliato”, conclude Das. “È pronto ad alzarsi e andare a conquistare il mondo”.