Il carrello dei bolliti

Il carrello dei bolliti

Un cane lecca una lima. La ruvidezza dell’attrezzo gli lacera la lingua: Cola il sangue. Il cane apprezza il sapore del sangue e continua a leccare la lima, nonostante il dolore. Niente lo ferma.
Erri De Luca, Montedidio

 

Bogdan Lobont, portiere, Roma, 38 anni
Valore di mercato 100mila euro, nessuna presenza nel campionato in corso

Non è del tutto vero che Bogdan Lobont non giochi una partita dal 2013. Era regolarmente in campo per la partita della Festa della famiglia, tra la Roma e il San Lorenzo di papa Francesco del 3 settembre. Nulla ha potuto sul gol di Belluschi, ma per il resto ha mantenuto inviolata la porta della sua squadra, uscita vincitrice per 2-1. Pisica (il gatto) sa che Roma puoi viverla in modi molto diversi. Se devi prendere i mezzi e sei lontano dalla metro anche andare al lavoro può essere un inferno. Lui non ha il problema dell’alloggio o dei mezzi. Ma anche un calciatore professionista ha i suoi crucci, specie se tifosi, radio e società ti stanno sul fiato col collo. Anche gli allenatori cambiano troppo spesso. Ma lontano dai riflettori, resta una splendida città. Lobont pensa spesso a Michael Konsel, rimasto alla Roma solo un anno ma che ancora oggi, ogni tanto, torna in città da turista e ritrova gli amici del gruppo Pajata. E poi terzo portiere non significa essere un professionista meno coscienzioso. Lobont non è una meteora. In carriera ha fatto quel che doveva. Ha vinto tre campionati rumeni e uno olandese. Ha giocato in Europa League e pure in Champions League. Per non parlare della nazionale. Lobont ne ha difeso i pali 85 volte. Alle qualificazioni di Euro 2000, 2004, 2008 e 2012 e a quelle ai Mondiali 2002, 2006, 2010 e 2014. Peccato non aver mai disputato una fase finale, ma quello non dipende certo solo da lui. Non è colpa sua se Hagi ha smesso con la nazionale proprio nel 2000. Bogdan, comunque, non crede che gli anni migliori siano alle spalle. Lo scorso luglio ha rinnovato un contratto biennale con la Roma. I prossimi due anni, ha dichiarato, saranno i più importanti della mia carriera. «Ho 38 anni e da più di 20 non mi è mai passata la voglia di allenarmi, scoprire cose nuove e il piacere di approfondire i dettagli del mio lavoro”.

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Gabriele Aldegani, portiere, Pescara, 40 anni
Valore di mercato 50mila euro, nessuna presenza nel campionato in corso

Aldegani ha quarant’anni.
Aldegani a 18 anni era una promessa del calcio italiano.
Aldegani al suo primo anno in A si allenava con Van Basten, Gullit e Savicevic.
Aldegani in tre anni di Milan non ha mai giocato una partita.
Aldegani 15 anni dopo ha esordito in serie A, col Chievo in un San Paolo semideserto. Aveva 32 anni.
Aldegani in serie A ha subito solamente le reti di Montervino, Bogliacino e Pià, in quella partita.
Aldegani in 21 anni di carriera ha giocato 2 partite in serie A.
Aldegani ha giocato la sua seconda partita in A nel 2014, con il Livorno. Ha giocato 7 minuti.
Aldegani in 21 anni di carriera ha cambiato 18 squadre.
Aldegani è stato mandato in prestito dal Milan per 10 anni consecutivi, prima della fine del contratto.
Aldegani incarna l’archetipo perfetto del portiere di riserva.
Aldegani in 21 anni di carriera è stato solamente 6 volte il primo portiere di una squadra.
Aldegani ha giocato anche all’estero: un mese all’Alavés.
Aldegani in 21 anni di carriera ha giocato in A,B, C1 e Lega pro. Su e giù, su e giù, senza mai fermarsi.
Aldegani sembra finalmente aver trovato pace come terzo portiere del Pescara.
Aldegani ha ancora tanta voglia di lavorare, giorno dopo giorno.
Aldegani finché avrà questa voglia non pensa assolutamente di smettere.
Aldegani vorrebbe solamente giocare almeno una terza partita in Serie A.
Aldegani ha quarant’anni.

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Archimede Morleo, Difensore, Bologna, 33 anni
Valore di mercato 400mila euro, una presenza nel campionato in corso

La spinta folle del terzino sinistro, l’impeto e il coraggio di farsi tutta la fascia, con furia disordinata, fino in fondo e fino al cross. Una volta, due volte, tre volte, fino a quando il cross buono esce fuori e speriamo che il pennellone là davanti faccia il resto. Una vita in provincia, faccia tranquilla, capelli tranquilli, ma in campo un sacro furore, spalle basse e tanta corsa senza perdere di vista la difesa. Pazienza per i piedi, sono quello che sono. In questo campionato Morleo è entrato al 66simo della partita contro la Sampdoria, con il Bologna in vantaggio per 2-0. La sua pagella recita: voto 6, nessun pericolo dalle sue parti. Come se l’avesse scampata bella, come fosse uno che si è imbucato a una festa ma per fortuna nessuno l’ha riconosciuto, come un vecchio arteriosclerotico che ha imboccato l’autostrada contromano ma per fortuna non è andato a sbattere contro nessuno, perché andava lento. Nella squadra che fu di Paramatti, Morleo non è nemmeno andato vicino a diventare un eroe del popolo. Era un terzino che correva tanto. Ora è un terzino che non corre più. Quindi non gioca, altrimenti, sicuramente, correrebbe seri pericoli e con lui li correrebbero anche gli altri. Se non si può correre, meglio non correre.
 
morleo
 
 
Giorgio Chiellini, Difensore, Juventus, 32 anni
Valore di mercato 13 milioni di euro, 7 presenze nel campionato in corso
 
Ci sono ristoranti in cui possono spacciarti un pezzo di carne bollita vecchio di tre giorni per una tartare appena preparata con carne freschissima. Tutto si può fare, basta avere coraggio, sprezzo della verità e faccia tosta. Basta annunciare che quella è la verità e dirlo con convinzione, magari in coro, meglio se in tantissimi, meglio se con autorità (un’autorità di cui si sconosce la provenienza, ma tant’è, l’autorità è autorità e può anche nascere dal nulla, come i funghi e come le guerre). Tutto si po’ fare. Per esempio si può anche sostenere che il cartellino Giorgio Chiellini, attualmente, valga 13 milioni di euro. Si può sostenere che il suddetto Chiellini meriti il posto da titolare nella difesa della Juventus e di conseguenza (conseguenza inevitabile, ormai da decenni) in quella dell’Italia. Si può sostenere che il suddetto Chiellini sia un difensore arcigno, preciso, affidabile. Tutto si può fare, basta volerlo. Basta prendere un pezzo di carne bollita anni fa e conservata in freezer, quasi nera, dargli una tritata veloce e buttarla su un piatto con un uovo scaduto spaccato sopra. Poi si porta al tavolo 5, quello in fondo alla sala, poco illuminato, dove c’è un vecchio rincoglionito che però c’ha i soldi e si da arie da buongustaio. Tartare di vitello, specialità della casa. Giorgio Chiellini, 13 milioni di valore, pilastro di ogni difesa. La verità, quella che sta oltre la porta della cucina e sotto la coltre di chiacchiere televisive e cartacee di autoritarie firme dello sport, è che negli ultimi mesi il pezzo di carne bollita si sta riempiendo di vermi, e anche il vecchio rincoglionito al tavolo 5 sta cominciando a storcere il naso o forse comincia a sentirsi poco bene. Palle perse che lanciano l’attaccante avversario verso la porta. Falli sempre più cattivi e sempre più inutili. Simulazioni indegne per coprire gli errori e i falli. Partite perse, Champions League perse, finali dell’Europeo perse. Per riconoscenza o per qualcos’altro che non si capisce, o non si dice, o non si sa. Il vecchio rincoglionito al tavolo 5 si sente poco bene, anzi si sente proprio male. Ma alza lo sguardo verso il cameriere e dice “squisita la tartare, come sempre”. La verità è che ormai ha capito, ma non dice niente. Perché la vita sta finendo ed è meglio finirla con una bugia, anche perché in questo piccolo paese non c’è uno straccio di ristorante decente.
 
chiellini
 
 
Gennaro Sardo, Difensore, Chievo, 37 anni
Valore di mercato 100mila euro, nessuna presenza nel campionato in corso
 
Gennaro Sardo è nato l’8 Maggio del 1979 e porta dunque sulle spalle 37 anni di interminabili corse sulla fascia destra del Chievo, e i chilometri totali sono stati probabilmente conteggiati dai sistemi digitali di Sky. Pur avendo giocato nella sua lunga e anonima carriera in altre otto squadre, l’ultima il Catania, è con la maglia gialloblu che ce lo immaginiamo quando gioca nel giardinetto di casa da bambino nel 1986, mentre la madre gli urla di non toccare l’insalata perché contaminata. Oppure quando, tutto intirizzito, ritira in posta la pensione minima nel 2056, ordinatamente in fila, con le carte compilate giuste. Secondo Tranfermarkt vale 100.000 euro e il suo massimo valore è stato 800mila. Ma il valore di una squadra non è dato dalla somma del valore dei singoli, e così Gennaro Sardo è ancora il soldato giusto per una compagnia che è sempre riuscita a sopravvivere attraverso l’assenza di gioco e personalità. Non facendosi notare, restando lì nell’ombra, senza dare fastidio. Alcuni, per amor di anonimato, hanno addirittura fornito false generalità. Ma Sardo qualche volta ha avuto l’ardire di finire anche sul tabellino: forse per questo, nella stagione attuale, i suoi minuti giocati ammontano a zero.
 
sardookkkk
 
 
Paolo De Ceglie, Difensore, Juventus, 30 anni
Valore di mercato 800mila euro, nessuna presenza nel campionato in corso
 
De Ceglie, è vero, è un ragazzo che in passato è stato considerato bello. A volte, addirittura, è anche stato considerato bravo. Tuttavia quello che fa, giocare a calcio direte voi, altro non è che un coraggioso tentativo di sviare l’attenzione. Chi sospetterebbe che la principale attività di un calciatore sia un’altra? Chi potrebbe mai scoprire che dietro la mediocrità calcistica si nasconde un talento artistico? Cresciuto sin da bambino nella scuola di danza moderna fondata da Del Piero e Tacchinardi, ben presto invece che affinare i fondamentali del pallone e migliorare il proprio senso tattico, ha preferito dedicarsi all’aspirazione che da sempre lo aveva accompagnato: diventare un affermato DJ. Con l’aumento spaventoso dei ricavi, la Juventus ha deciso di assumere anche lui (oltre che magazzinieri e cuochi) per allietare le serate del ritiro estivo e distendere i nervi prima delle partite. Ecco il motivo per cui per un paio d’anni, al massimo, se n’è andato a fare la stagione invernale altrove, tornando però sempre dove gli è garantito un ruolo da resident. Il suo più grande successo? Questo.
 
deceglieokkk
 
 
Alessandro Diamanti, Centrocampista, Palermo, 33 anni
Valore di mercato un milione di euro, 5 presenze nel campionato in corso
 
Alino, un tatuaggio per ogni nemico. Alino, colui che nessun uomo nato da donna potrà mai fermare in scivolata, oppure uccidere. Alino, colui per il quale i giorni della Nazionale e del tormentato rapporto con Albano Guaraldi sono ormai lontani. Dopo la fuga da Bologna e la parentesi al Guangzhou Evergrande, che ancora gli vale l’odio di tutta la tifoseria rossoblu, è tornato in Europa, alternandosi tra Italia (Fiorentina, Atalanta e Palermo) e Inghilterra (Watford). La sua Lady Macbeth, Silvia Hsieh, ex-presentatrice televisiva e ora signora Diamanti a tempo pieno, lo guida per i sentieri del risentimento e del declino, imponendogli precisi protocolli di comportamento: poche interviste, meno corse in mezzo al campo, più tatuaggi. Il Palermo di Zamparini sembra essere il luogo giusto per lui. Poche aspettative, nessuna pressione. Due anni di contratto e la possibilità di chiudere la carriera a trentacinque anni senza dover accettare proposte imbarazzanti come quelle provenienti dalle future matricole della Serie B. Deve solo preservarsi, nascondersi durante le fasi di gioco più concitate, protestare contro l’arbitro e calciare ogni tanto la palla verso l’area di rigore avversaria. Perché, in fondo, come gli dice spesso Silvia, il calcio è un gioco semplice: si sta in pantaloncini su un campo, a volte si vince, a volte si pareggia, a volte si perde e a volte piove troppo. Il resto è solo un po’ di inchiostro sulla pelle.
 
 
diamanti

 

Angelo Palombo, Centrocampista, Sampdoria, 35 anni
Valore di mercato 500mila euro, nessuna presenza nel campionato in corso

Disse Antonio Cassano che se avesse avuto la testa di Palombo nel mondo se la sarebbe giocata con tutti, tranne Messi. Inutile chiedersi con chi se la sarebbe giocata Palombo se avesse avuto la testa di Cassano. Probabilmente con la polizia. Quest’anno Angelo è stato spinto verso l’angolo lontano della panchina da una nuova generazione di centrocampisti tecnici e versatili che promettono di dare alla Sampdoria l’imprevedibilità in mezzo al campo che negli anni d’oro di Palombo non ha mai avuto. Ormai le gambe non girano più, e le poche geometrie e l’onesto impegno non bastano a conquistarsi una maglia da titolare, e nemmeno uno scampolo di partita. Resta il carisma (non enorme, ma comunque incontestato) e resta il titolo onorifico di capitano panchinaro. Resta la maglia numero diciassette e resta la faccia di uno che è riuscito a fare più di quello che gli altri si aspettavano. Ma ormai la storia attende un lieto fine, o un fine, se non proprio un finale. Ambasciatore del club? Allenatore? Più facile immaginarlo nelle scuole medie, mentre parla della voglia di sacrificarsi per un sogno. Tutto da stabilire se quel sogno, 20 anni fa, era davvero quello di essere considerato uno che gioca perché equilibrato, senza tanto talento, uno da rispettare senza mai amarlo e senza rimpiangerlo quando non c’è più.

 
 palombo
 
 
Raffaele Palladino, Centrocampista, Crotone, 32 anni
Valore di mercato 300mila euro, 7 presenze nel campionato in corso
 
Di anno in anno quando torna al paesello, qualche bontempone è pronto a fargli sempre la stessa domanda provocatoria “Raffaè è fernuta ‘a zezzenella?” Per Palladino però “la pacchia” della Serie A sembra non finire mai. L’attaccante di Mugnano di Napoli nonostante la carriera piena d’infortuni, costellata di pochissimi gol e innumerevoli giocate irritanti milita ancora una volta nella massima serie, come quasi sempre del resto. Ha appeso le scintillanti scarpe della grande promessa al chiodo quando era ancora un ragazzo per indossare quelle più ruvide e rigide, ma in realtà comode come pantofole, del giocatore di categoria. Lontani sono i tempi in cui segnava valanghe di gol nella primavera della Juve, sbiaditi sono i ricordi in cui, nell’anno della Serie B, faceva la staffetta con Del Piero. Oggi però a 32 anni può finalmente tirare un respiro di sollievo; i tentativi di dribbling quasi mai andati a buon fine, l’indisponente passo felpato, il capello sempre unto sono bastati a garantire, senza grandi meriti sportivi, una più che remunerativa carriera. Un giorno quando tutto sarà finito potrà tornare al paesello e rispondere al bontempone con tono sprezzante: “’Cumpà ‘a zezzenella comincià mo”.
 

palladino

 

Alberto Gilardino, Attaccante, Empoli, 34 anni
Valore di mercato un milione di euro, 5 presenze nel campionato in corso

A Parma, nell’area di rigore Gilardino  era formidabile: movimenti macchinosi e scoordinati al servizio di un senso del gol impareggiabile. Difendeva la palla spalle alla porta e si girava al tiro in una frazione di secondo. Aveva tanti capelli e li curava tenendoli sempre ingellati. Il nuovo Pippo Inzaghi, dicevano. A Empoli dodici anni dopo i movimenti macchinosi sono rimasti identici, anche se un po’ più lenti. Ora, se si trova spalle alla porta, invece di tirare preferisce una comoda e scontata sponda per un compagno che arriva da dietro. Il senso del gol ricompare solo di tanto in tanto e spesso non basta, i capelli hanno abbandonato ormai la tempia. I pochi rimasti sono comunque sempre ingellati. Pippo Inzaghi ha smesso di giocare. Tra Parma e Empoli tantissimi gol. 193 violini suonati sui campi della Serie A, la Coppa del Mondo alzata al cielo. La stessa donna da sempre, prima fidanzata poi moglie, San Siro che incute timore, l’eredità di Toni alla Fiorentina, Genova, Bologna e ancora Genova, la Cina solo per qualche mese. Il violino che rimane chiuso nella sua custodia sempre più spesso. La carriera che scivola, la calvizie che avanza. I 200 gol non sono lontani ma il barattolo del gel è quasi finito.
 

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Sergio Pellissier, Attacante, Chievo, 37 anni
Valore di mercato 200mila euro, 5 presenze nel campionato in corso
 
Se Sergio Pellissier fosse un animale, molto probabilmente sarebbe un furetto. O una faina. Insomma, un mustelide, un incrocio tra un ratto e un plantigrado. Predatore di carogne e di bestie di piccola taglia. Perché, in fondo, per tutti le venti lunghe stagioni in cui ha giocato a livello professionistico, dagli esordi con il Torino ai passaggi nelle serie inferiori con Varese e SPAL, lui non è mai stato nient’altro: un piccolo predatore d’area, troppo piccolo per le fasce più alte della catena alimentare, troppo furbo per essere un erbivoro di centrocampo. Agile e scattante, come molti mustelidi Pellissier è anche fedele: da circa dodici anni è legato alla stessa squadra, il Chievo, con la quale ha realizzato 120 gol. Dopo aver ottenuto il rispetto dell’intero branco clivense, in maniera analoga a quanto successo a un furetto della medesima covata (ossia Totò Di Natale), ne è diventato anche il capo. Il suo viso, sempre sospeso tra il ghigno predatorio e il sorriso tranquillo dell’animale da sottobosco, non ha mai subito, negli anni, operazioni di maquillage. È rimasto sempre lo stesso: capelli a spazzola, orecchie in evidenza, pizzetto che emerge dalla barba incolta. Campedelli, confidando nell’immutabilità del suo pelo – e, quindi, del suo vizio –, lo ha confermato almeno fino al 2018. Poi si vedrà. Una cosa è certa: lui non abbandonerà mai Chievo. Rimarrà sempre lì, a trasformare ogni pallone morto, ogni carogna, in cibo.
 

pellissier