Gruppo D: Emirati Arabi Uniti

Gruppo D: Emirati Arabi Uniti

IERI

09.06.90
Bologna, 30.000 spettatori
Emirati Arabi Uniti – Colombia 0-2

15.06.90
Milano, 71.000 spettatori
Germania Ovest – Emirati Arabi Uniti 5-1

19.06.90
Bologna, 27.000 spettatori
Jugoslavia – Emirati Arabi Uniti 4-1

La storia calcistica degli Emirati Arabi Uniti ebbe inizio poco dopo la fondazione dello Stato, nel 1971. Fino a quel momento gli emirati erano riuniti sotto un protettorato britannico installato nella prima parte dell’800 per proteggere le navi inglesi cariche di perle dalle incursioni dei pirati nel Golfo Persico. Le dipendenze della marina e dell’esercito dell’Impero Britannico si erano prodigate di esportare nel paese il cricket come primo sport, anche se la fondazione della squadra principale, l’Al-Nasr, risale al 1945. Con la fine dell’industria delle perle e del protettorato inglese e la formazione del nuovo Stato come potenza petrolifera, immediatamente prese il via la fondazione delle federazioni nazionali sportive. Tra i primi allenatori della nazionale va ricordato quel Don Revie che, prima di arrivare nel golfo, portò al successo il Leeds e lasciò la panchina del “maledetto United” a quei 44 giorni di Brian Clough, il quale poi avrebbe vinto due Coppe dei Campioni con il Nottingham Forest.

La storia è breve, ma l’ascesa fu rapidissima: in pochi anni la nazionale si qualificò alla Coppa d’Asia e giocò regolarmente la Coppa delle Nazioni del Golfo. Revie fu solo il primo di una lunga parata di vecchi simulacri della panchina a guidare la squadra: dopo di lui vanno ricordati almeno Zagallo, Lobanovski, Ivic, Queiroz, Hodgson e Advocaat. L’apice di questa parabola fu tuttavia raggiunto a metà tra Revie e Advocaat, più precisamente all’altezza di Carlos Alberto Parreira. Aiutò nella qualificazione della squadra ai Mondiali del 1990, se ne andò per guidare due anni l’Arabia Saudita e poi varcò di nuovo il confine del deserto per giocarsi il mondiale italiano. Probabilmente era scritto nei suoi astri che avrebbe vinto un Mondiale. Per sfortuna degli emiri vinse quello successivo alla guida del Brasile. Dall’Italia tornò solo con una caterva di gol. Un primo turno oggettivamente impossibile da superare per una squadra all’esordio contro tre squadre all’apice della propria storia calcistica, tutte nello stesso girone: Germania Ovest, Jugoslavia e Colombia. Carlos Alberto Parreira passerà alla storia per essere l’allenatore che ha guidato ai Mondiali cinque nazioni diverse, tra le quali il Sudafrica, l’unica squadra del paese organizzatore che non ha superato il primo turno. Gli Emirati Arabi Uniti alla storia è probabile che non passeranno mai. 

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OGGI

Portieri

Abdullah Musa: All’epoca del mondiale aveva 32 anni ed era il giocatore più vecchio della selezione. Tuttavia non giocò alcuna partita. Di lui, che portava il numero 1, sappiamo solo che è ancora vivo.

Muhsin Musabah: Era lui il portiere titolare che subì 11 gol in tre partite. Nella prima partita contro la Colombia non aveva colpe. Con la Germania Ovest commise due errori gravi sul punteggio ancora fermo, ma Klinsmann prese due volte il palo. Poi parò tanto, anche se è sua la responsabilità dell’uscita sbagliata sul calcio d’angolo che portò al quinto gol. Certo, poi la palla prima di entrare in porta venne salvata di mano da un difensore e recapitata in rete dall’altro centrale: un abbinamento di rara ottusità. Fino al 2002 ha giocato all’Al-Sharjah, squadra che considera la sua famiglia. Soprannominato Superman, è oggi commentatore per Abu Dhabi Sports Channel, direttore della sezione calcio allo Sharjah ed è stato collaboratore del tecnico della nazionale Bruno Metsu.

Abdulqadir Hassan: Terzo portiere ai mondiali, del club Al-Shabab di Dubai, di lui si sono perse le tracce. Un omonimo è salmista del Corano, un altro dirigente dell’azienda saudita delle telecomunicazioni, un altro editorialista di una testata pakistana. Un altro invece è assegnista all’Università di Baghdad. Che uno, nessuno o centomila di questi siano l’ex terzo portiere della spedizione di Parreira, non è dato saperlo.

Difensori

Khalil Ghanim: Definito come uno dei più grandi difensori emiri, nella partita con la Germania Ovest bucò clamorosamente l’intervento sulla fascia sinistra aprendo la corsia al facile appoggio al centro per il primo gol di Rudi Völler. Contro la Jugoslavia, invece, venne espulso al 76’ per un intervento cattivo e scomposto su Pancev, che accentuò però la scena. Una lesione al tendine d’Achille lo costrinse a massicce dosi di cortisone per affrontare le tre partite, grazie alle quali ci mise due anni per riprendersi dall’infortunio. Dopo il ritiro ha dimostrato le sue capacità tattiche anche fuori dal campo, facendo il commentatore tecnico sulle tv satellitari del paese e sostenendo la superiorità del calcio degli anni ottanta rispetto a quello attuale. Nel 2008 ha sofferto di un attacco di cuore e si è ritirato dalla pubblica scena.

Mubarak Ghanim: Gestisce gli interessi del figlio, anch’egli calciatore, criticato per aver lasciato la squadra dell’Al-Shabab per soldi. Mubarak ci tiene a chiarire che al contrario la sua professionalità non è mai mancata e che il ragazzo vuole solo confrontarsi con una nuova esperienza. Anche perché non avendo quest’ultimo partecipato alla trattativa non può conoscere l’importo del suo futuro stipendio.

Abdulrahman Mohamed: Nato il 1 Ottobre come altri tre giocatori della squadra (di altri tre non si conosce la data di nascita, ma possiamo sospettare quale sia), lavora anch’egli come analista televisivo, o commentatore tecnico che dir si voglia, con contratti dalle maggiori televisioni: Dubai Sport, Abu Dhabi Sports Channel, MBC. Ha inoltre analizzato le partite della Premier League per Showtime e quelle dei Mondiali 2010 per Al-Jazeera, della quale è attualmente dipendente. Ha rivelato di aver vissuto il sogno della vita con quel viaggio in Italia, per aver giocato contro campioni del calibro di Brehme, Hassler e Matthaeus. È stato anche editorialista dell’Emarat Al Youm e allenatore alla Manchester United Soccer School, nonché dipendente dell’Ufficio dell’Immigrazione a Jebel Ali. Una carriera di tutto rispetto.

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Khalid Ismaïl: Autore del gran gol di mancino alla Germania Ovest sullo svarione difensivo dei tedeschi, nel 1990 era capo dei Vigili del Fuoco al nuovo aeroporto di Dubai. Ora è Direttore Esecutivo dei Servizi di Risposta della Emirates, ma anche agente che cerca di portare negli Emirati giovani talenti dall’estero. In un’intervista del 2010 si è lamentato della sostituzione di Zagallo con Parreira poco prima dei Mondiali, accusando Parreira di aver imposto una mentalità troppo difensivista e di aver causato solo paure reverenziali nei giocatori. Come primo marcatore degli Emirati Arabi Uniti nella storia dei Mondiali gli fu promessa dal presidente della Federazione una Rolls Royce che però, a detta sua, non ricevette mai. Oggi racconta che lo spogliatoio, dopo la débacle con la Germania Ovest, si ribellò a Parreira e giocò all’attacco la partita con la Jugoslavia: in effetti, nonostante l’ultima inesorabile sconfitta, ebbe molte più occasioni per segnare. Parreira si dimise subito dopo a causa dell’ammutinamento. In un dibattito televisivo nel 2010 Khalid sostenne che il Sudafrica non aveva alcuna possibilità di passare il primo turno dei mondiali di casa con lo stesso Parreira in panchina. La storia gli ha dato ragione. 

Ibrahim Meer: Ammonito contro la Colombia, viene ricordato perché con Eissa, sulla fascia opposta, compose una delle coppie storiche di gemelli del calcio. Se il destino li abbia conservati uniti o se li abbia separati come i fratelli Neville, è arduo scoprirlo, dato che Ibrahim fa ora parte della polizia.

Eissa Meer: L’altro gemello è ora consigliere d’amministrazione dello Sharjah, e promette innesti alla squadra, duro lavoro e fiducia all’attuale tecnico Giorgios Donis, storico centrocampista del Panathinaikos. L’incapacità di fermare Valderrama gli costò un giallo nella prima partita contro la Colombia.

Yousuf Hussain: Titolare nelle prime due partite e sostituito da Eissa contro la Jugoslavia, ha lavorato per la Federazione per qualche anno e poi ha lasciato il mondo del calcio senza più dare notizia di sé.

Mohamed Salim: Mai sceso in campo un minuto, potrebbe avere un ruolo nel governo del paese ed essersi espresso a favore di una commissione d’inchiesta sui Panama Papers: tuttavia è più probabile che si tratti di un caso di omonimia.

Abdulrahman Al-Haddad: Entrato per soli tre minuti nel finale contro la Germania Ovest, la sua visibilità è ora offuscata da un cantante yemenita omonimo. Tuttavia nel 2014 volò in Brasile accompagnato da Ali Thani alla ricerca di Parreira per la realizzazione di un documentario commissionato dal canale Image Nation. L’incontro con il vecchio allenatore ha suscitato grande commozione sopratutto per gli intensi ricordi di quei momenti di avvicinamento al Mondiale, come la partita contro la Cina.

Centrocampisti

Ali Thani Jumaa: Autore del gol di testa contro la Jugoslavia, sovente si esprime sull’attualità calcistica intervistato dai giornali locali. Durante la Coppa d’Asia del 2015 ha commentato così la vittoria dell’Arabia Saudita per 4-1 sulla Corea del Nord: “Questa gestione tecnica della nazionale saudita ha garantito allo staff tecnico e ai giocatori tutto il necessario per tornare ad alzare trofei”. Nella partita successiva l’Arabia Saudita ha perso 3-1 con l’Uzbekistan venendo eliminata.

Abdullah Ali Sultan: Due volte subentrato dalla panchina, dopo il ritiro ha avuto un ruolo amministrativo all’interno della Federazione, è stato dipendente del Ministero dell’Interno e responsabile del Dipartimento passaporti nell’exclave dell’emirato di Sharja di Khawr Fakkan (porto specializzato nel contrabbando d’oro che ora ospita fabbriche di cemento e tubature, confinante con l’emirato di Fujairah e un’altra exclave di secondo livello dell’Oman che contiene un tratto di strada di pochi chilometri dell’emirato di Sharja.) È stato direttore della nazionale tra il 2000 e il 2002 e membro del Comitato tecnico della federazione nel 2005-2006.

Hassan Mohamed: Omonimo di un ex wrestler americano di origini italiane, a questo si limita la sua popolarità.

Nasir Khamees: Considerato uno dei migliori talenti che abbiano militato nella nazionale EAU, dotato di grande tecnica e dribbling fulminante, ha continuato a lavorare all’Al Wasl come allenatore dell’under-14. Partecipa spesso alle esibizioni delle vecchie glorie della nazionale.

Attaccanti

Abdulaziz Mohamed: Capocannoniere del campionato degli Emirati, vent’anni prima di Asamoah Gyan e Vucinic, ha partecipato con la nazionale anche alla Confederations Cup del 1997 nella vicina Arabia Saudita.

Fahad Khamees: Capitano contro Colombia e Jugoslavia, considerato uno dei migliori giocatori degli Emirati Arabi di sempre, ora lavora come commentatore per Dubai Sport e MBC.

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Adnan Al Talyani: “Il giocatore del secolo”. Il suo ritiro nel 2003 fu un tale evento mediatico che fu organizzata in suo onore un’amichevole tra la Juventus e una selezione mondiale. I suoi tre figli, compreso il calciatore Nasser suo compagno all’Al-Shaab, hanno partecipato alla cerimonia. Questo il tabellino della partita che si svolse a Dubai di fronte a più di 60.000 spettatori:

Juventus-All Stars 4-2 (0-0)

Juventus: Buffon (1′ st Chimenti); Birindelli (1′ st Zenoni), Ferrara, Fresi, Pessotto (1′ st Moretti); Zambrotta, Conte (1′ st Tudor), Davids (24′ st Paro); Nedved; Del Piero (1′ st Di Vaio), Trezeguet (23′ st Palladino). All: Lippi. A disposizione: Bonnefoi.

All Stars: Ovchinikov (1′ st Nikopolidis)(28′ st Musabaeh), West (9′ st Hasan Sas), Soldo (14′ st Yanagisawa), Alpay, Galante (31′ st Al Talyani), Bulent, Duljaj (5′ st Bulent), Ramzi (23′ st Cristian), Herzog (6′ st Weah), Batistuta, Signori (31′ Hernandez)(21′ st Al Temiat). All: Metsu. A disposizione: Li Ming.

Arbitro: Ali Bujsaim (Emirati Arabi).

Reti: 5′ st e 9′ st Trezeguet, 18′ st Batistuta, 27′ st Zambrotta, 29′ st Weah, 43′ st Palladino.

Note: al 42′ st Musabaeh ha parato un rigore a Di Vaio.

Alcuni tifosi emiri si chiesero chi fosse tale Palladino. Standing ovation per Alessandro Del Piero e per Milene Domingues, calciatrice del Monza fidanzata di Ronaldo con il quale ruppe di lì a poco sotto il fuoco dei tabloid che ne ipotizzavano il tradimento con Clarence Seedorf. Fu invitata per palleggiare come una foca per tutto il quarto d’ora dell’intervallo. La partita fu  trasmessa in molti paesi del mondo. Adnan nel 2007 faceva parte della federazione durante la vittoria della Coppa delle Nazioni del Golfo. Oggi si dedica solamente a saltuari lavori in TV.

Zuhair Bakheet: Titolare di un profilo twitter con più di sessantamila follower da cui manda gli auguri di buon Ramadan a Mesut Ozil, dedica la sua vita all’Islam e appare in televisione solo raramente per commentare le vittorie dell’Al Wasl.

Hussain Ghuloum: È stato nominato nel libro di Michael Nordmann “I migliori mille giocatori di calcio”, uscito in Germania nel 2006, per la sua tenacia nella partita contro la Germania Ovest di sedici anni prima. I siti arabi si sono domandati, a ragione, perché proprio lui e non qualche altro grande talento, come il redivivo Al Talyani. Attualmente si occupa delle giovanili allo Sharjah.

Fahad Abdulrahman: Mai sceso in campo, ai Mondiali come nella vita. Proveniente dall’Al Wasl come altri quattro giocatori. Per la cronaca tutti giocavano negli emirati: due provenivano dall’Al-Alhi, tre dall’Al-Khaleej di Khor Fakkan, otto dallo Sharjah, due dall’Al Nasr, uno dall’Al Shaab e uno dall’Al Shabab. Che la sabbia del deserto possa cancellare le loro impronte e il ricordo delle loro gesta per sempre.