All’ombra del Titano

All’ombra del Titano

Nell’immaginario collettivo il triangolo incastonato tra Romagna e Marche che prende il nome di San Marino si riduce al monte Titano, ai capitani reggenti, a Little Tony, all’evasione fiscale e a giochi senza frontiere, con Ettore Andenna che dileggia i concorrenti di Acquaviva perché, di fatto, sono solo la copia sfigata della delegazione italiana. Più qualche motociclista famoso.

Ma la repubblica più antica del mondo possiede anche una storia calcistica molto particolare. Come Andorra, infatti, ha due nazionali: una ufficiosa – il club San Marino Calcio, che nella stagione 2015/2016 milita nella Serie D italiana – e una ufficiale legata alla Federazione Sammarinese Giuoco Calcio (FSGC, fondata nel 1931), che dal 1988 vanta la doppia affiliazione alla FIFA e alla UEFA.

La storia del club e quella della FSGC sono profondamente intrecciate. Nel cinquantennio che va dalla nascita della federazione all’affiliazione internazionale, infatti, i dirigenti sammarinesi hanno provato più volte a sostenere imprese calcistiche che superassero gli stretti confini nazionali. Ne è esempio proprio il San Marino Calcio, nato nel 1960 con il nome di Società Sportiva Serenissima e gestito fino al 1965 direttamente dalla FSGC (anno in cui diventa un club privato): la squadra ha ottenuto il nullaosta per giocare nel campionato italiano arrivando, nel 1988, tra i professionisti della C-2.

La storia della Nazionale di San Marino è diversa. La rappresentativa ha esordito nel 1986 in una partita amichevole contro la nazionale olimpica canadese. Il 14 novembre 1990 ha giocato la prima partita ufficiale contro la Svizzera: era il girone di qualificazione per gli Europei del 1992 e San Marino perse per 0-4 nello stadio di Serravalle. Ad oggi è la nazionale europea che ha segnato meno gol (se si eccettua la selezione di Gibilterra, affiliata all’UEFA solo dal 2013) ed è la terza, dietro a Liechtenstein e Malta, per numero di reti subite.

Tuttavia, più che le “due” nazionali e le attività della FSGC, il vero fuoco di interesse (o la vera anomalia) del calcio sammarinese è costituito da quei giocatori che, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, sono stati in grado di imporsi in diversi campionati professionistici italiani, mentre uno di loro si è addirittura concesso il lusso di eliminare l’Inghilterra durante il gironi di qualificazione ai mondiali. Massimo Bonini e Marco Macina, con le loro presenze in Serie A, hanno rappresentato (e rappresentano tuttora) le eccellenze di questo movimento calcistico, ma non dobbiamo dimenticare chi, in periodi diversi, ha sfiorato la Serie B, come Paolo Mazza o Andy Selva, o ancora Davide Gualtieri, “re per una notte” in San Marino-Inghilterra del 1993.

SMarinoInghilterra 

Massimo Bonini (1959). Centrocampista. Nasce a Città di San Marino. Al tempo, la repubblica attraversa un periodo di forte crisi, dovuto principalmente a rapporti conflittuali con lo stato italiano. Nel secondo dopoguerra, infatti, il governo è nelle mani di una coalizione di sinistra formata dal Partito Comunista (PCS) e dal Partito Socialista (PSS). I governi democristiani italiani premono per un cambiamento, bloccando le frontiere e ponendo lo stato sammarinese in una condizione di semi-embargo. Nel 1957, dopo i fatti di Rovereta, il Partito Democratico Cristiano (PDCS) e il Partito dei Socialisti Indipendenti Sammarinese (PSIS) formano un governo che viene riconfermato nel 1959. Bonini cresce sotto la stella algida della lotta anticomunista e della Guerra Fredda. Nel 1973, anno in cui il PDCS e il PSS stringono per la prima volta un accordo di governo, entra nelle giovanili della Juvenes. Nel 1977 passa al Bellaria e, nel 1979, dopo una breve parentesi al Forlì, arriva in Serie B, al Cesena, con cui ottiene la promozione in Serie A. Volto austero, solcato dalle cicatrici lasciate dall’acne, e capigliatura bionda a scodella: per circa sette anni, a partire dall’estate del 1981, i suoi tratti somatici diventano l’elemento più riconoscibile del centrocampo della Juventus. Con la squadra di Torino vince tre Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale. Nel 1988 Bonini passa al Bologna, dove chiude la sua carriera da professionista: nel 1993, anno della retrocessione del Bologna in C-1, si ritira, tornando a giocare nel 1994 per la Juvenes/Dogana nel campionato dilettantistico sammarinese.

Paolo Mazza (1961). Attaccante. Nasce a Città di San Marino. Nel 1977, dopo aver giocato nell’Urbetevere Calcio, passa alla Sampdoria. Qui, nella stagione 1981-1982, ha la possibilità di esordire in Serie B. A Genova colleziona quattro presenze e un gol. Alcuni dissapori con l’allenatore doriano Renzo Ulivieri gli precludono la riconferma: nel 1982 viene ceduto al Teramo, squadra di Serie C-1, in cui rimane per una stagione. Nel 1983 passa alla Civitanovese, sempre in Serie C-1, e vi rimane per sei anni, fino al 1989, anno in cui passa al Foligno. Nel 1991 gioca la prima partita con la nazionale sammarinese: con la casacca bianco-azzurra colleziona quattordici presenze e un gol.

Marco Macina (1964). Attaccante. Nasce a Città di San Marino. Nel 1978 il Bologna lo preleva dal Tre Penne, inserendolo nelle proprie giovanili. Durante lo stesso provino viene visionato e acquistato Roberto Mancini che, per anni, rappresenterà la sua ombra, prima in Primavera e poi in Prima Squadra. Anche se sono due giocatori diversi – più mezzapunta Mancini, più attaccante Macina – la loro coesistenza è considerata impossibile. Ma anche quando, nel 1982, il Bologna retrocede in Serie B e Mancini viene ceduto alla Sampdoria, Macina non trova molto spazio. Nel 1983, anche a causa della retrocessione in C-1 dei felsinei, viene ceduto all’Arezzo e l’anno dopo al Parma. Nel 1985 lo acquista il Milan. Pur godendo della massima stima di Liedholm, è chiuso da Mark Hateley, Pietro Paolo Virdis e Paolo Rossi: colleziona solo cinque presenze e, a fine stagione, decide di scendere di due categorie e di giocare in C-1 nella Reggiana. Nel 1987-1988 passa all’Ancona: qui, dopo un infortunio al crociato, termina di fatto la sua carriera professionistica. Negli anni successivi gioca qualche partita con la neonata selezione sammarinese, ritirandosi definitivamente nel 1990. Oggi lavora presso l’Ufficio del Turismo di San Marino e, senza falsa modestia, ricorda a tutti che lui, all’inizio degli anni Ottanta, era più forte di Mancini. Lo stesso allenatore interista, poco tempo fa, ha parlato del suo ex-compagno di squadra, sostenendo con convinzione che Macina sarebbe potuto diventare uno dei migliori attaccanti della sua generazione. “Macina? Un fenomeno. Aveva le potenzialità di Messi”.

macina

Davide Gualtieri (1971). Attaccante. Nasce a Citta di San Marino. Non è conosciuto né per le particolari doti tecniche né per l’elevato numero di presenze nei campionati professionistici italiani. Al contrario di Bonini, Macina, Selva e Floccari (sammarinese iure uxorio), Davide non ha mai giocato fuori da San Marino (nella sua lunga carriera ha cambiato solo tre squadre: Juvenes/Dogana, Pennarossa e Tre Penne). È comunque entrato nella storia del calcio sammarinese grazie a una manciata di secondi. E a un gol. Nel novembre del 1993, al Dall’Ara di Bologna, il San Marino affronta l’Inghilterra. Otto virgola tre secondi dal fischio di inizio, tanto ci mette Davide Gualtieri a sfruttare un’incertezza di Stuart Pearce e a segnare un gol importantissimo, che, di fatto, compromette la qualificazione degli inglesi, i quali hanno bisogno di vincere uno scarto di almeno sette reti. Finisce 1-7 per l’Inghilterra: Davide, un sammarinese che ha visto l’Europa solo da turista, impedisce ai leoni di andare a USA 1994. Leggenda vuole che un paio di giorni dopo la partita a Gualtieri sia stata regalata una maglietta. La scritta è inequivocabile: “8 seconds”. A futura memoria.

Andy Selva (1976). Attaccante. Pur essendo nato a Roma, ha cittadinanza sammarinese. Il suo nome è conosciuto soprattutto da chi, all’inizio degli anni Duemila, si è ritrovato in casa una copia di Championship Manager. Se si voleva partire dalla C-2 con una squadra di basso livello, Andy Selva del San Marino era un acquisto sicuro: poche spese di ingaggio e molti gol. Nella sua carriera non virtuale, tuttavia, il meglio doveva ancora venire. Nei primi anni del nuovo millennio Selva cambia una squadra all’anno, passando dalla Maceratese al Grosseto, dal Bellaria alla SPAL, dal Padova al Sassuolo. In Emilia rimane per tre anni, dal 2006 al 2009, contribuendo alla promozione dalla Prima Divisione alla Serie B. In seguito passa all’Hellas Verona. Questa è la sua ultima apparizione nei campionati professionistici italiani: tra il 2011 e il 2013 gioca nella squadra dilettantistica del Fidene, decidendo poi di tornare a San Marino, dove viene messo sotto contratto da La Fiorita, squadra di Montegiardino. Selva è il giocatore con il maggior numero di presenze e di gol della nazionale sammarinese. Sua è la marcatura dell’unica partita vinta dalla nazionale di San Marino nella sua storia trentennale, quella contro il Lichtenstein giocata a Serravalle il 28 aprile 2004.